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027 Marrakech

Marrakech, la notte, dalle Terrasses de l’Alhambra.

Djemaa El-Fna dall’alto arde, mangia, parla, cammina, urla, canta, contratta, si abbraccia, ride, si ama, incanta serpenti, fotografa, si benedice, paga, spaccia, controlla, promette dallo stesso banco pozioni d’amore e uova di struzzo, dolci marocchini e tele berbere. Tamburi e nacchere dettano il ritmo naturale e drammatico e, arance alla cannella e tè alla menta, ti senti come il corvo parlante della settimana enigmistica: “Gioco blu! io so perso clavette una delle tu liere, hai dov’è!”

Il cameriere contraddice la recensione della Lonely, dimostrandosi veloce e accurato. Di più: gioca con il bimbo francese che piange, ed evita che la bambina spagnola si suicidi dall’entusiasmo.

Fai una foto e ti dispiace che non si sentano i rumori; allora fai un filmato e ti dispiace che non si sentano gli odori. Qualcosa manca sempre, eppure pensi che tu, più che di mal d’Africa, morirai sempre inesorabilmente di mal di Bukingham Palace.

Più che altro per quell’odore di fumi di scarico, per quei motorini che trasportano intere famiglie freneticamente ovunque e in senso inverso, dai boulevard con i nomi dei re morti della Ville Nouvelle ai vicoli stretti del souk, e all’improvviso, senza un motivo apparente, si arrestano, girano su se stessi e cambiano verso di marcia. Non prima di averti fatto sobbalzare suonandoti il clacson nell’orecchio mentre stavi comprando il torrone al sesamo, un cappello color fragola o le babbucce.

Dice SimoGuidaMarrakech: “Suonare il clacson è il nostro sport preferito”.
Dice SimoGuidaMarrakech: “Le strisce sulla strada sono solo per bellezza”.
Dice SimoGuidaMarrakech: “C’è chi viaggia e chi si sposta soltanto”.

A te piacerebbe viaggiare, ça va sans dire, mentre percorri i 200 chilometri di statale dritti fino a Essaouira la Bianca, nel paesaggio lunare della provincia meno piovosa, mentre ti adatti al costume locale e inizi a contrattare su tutto, mentre per dieci dirham di differenza tra offerta e domanda fai per andare a cercare un altro taxi, poi quello di prima suona il clacson, anche lui, per richiamarti, tu sali e alla fine gli dai il prezzo che avevi  faticosamente spuntato, più dieci dirham.
Ti piacerebbe viaggiare, non spostarti, ma poi ti ritrovi nell’albergo che aveva scelto autonomamente l’agenzia con un remix degli Enigma e Stay a colazione, alla consolle DJ Marocco, e pensi che ce n’è di strada ancora per viaggiare.
Che non basta parlare con tutti, anche con i muri, aver imparato a dire As-Salāmu `Alaykum, mano sul cuore, o Inshallah nei punti giusti del discorso, aver passato il master locale di negoziazione, e non essere come quegli sfigati di Firenze che sul registro delle presenze dei jardin Majorelle scrivono: “Meglio Boboli”.
Perché arrivi solo dopo un paio di giorni, mentre guardi i nidi delle cicogne sulle rovine del palais Badii, a capire che Marrakech è, sì un posto in cui perdersi e farsi domande, un posto in cui sul comodino non è indicato il numero per chiamare la reception ma la direzione della Mecca, ma è anche un posto che ti dà delle risposte, risposte sensate se non sbagli a formulare le questioni, o ti manda un angelo disponibile ad accompagnarti per pochi spiccioli o per il piacere di parlare con uno straniero, o un’indicazione stradale, l’unica esistente nei dintorni, che guida esattamente al posto che cercavi in quel momento. E lì, proprio nel dedalo che sta per sciogliersi, scorre così tanta vita che non puoi che intuire una colorotissima, profumata, morbida felicità.

Posted: maggio 5th, 2012
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026 (Santo Stefano)

025 (Natale)

Mad World.
All’angolo della strada insieme alle stelle di Natale vendono la mimosa. Fiorita.
C’è un banco del mercato settimanale che ai clienti distribuisce la sua tessera fedeltà.
Ho cercato di prendere il biglietto dei Coldplay da Mediaworld e mi hanno dato il numero: 42. La risposta alla domanda fondamentale su: la vita, l’universo e tutto quanto.
Fanculo Chris Martin, dovrai fare a meno di me e accontentarti di Gwynettha.

024

022

Posted: dicembre 25th, 2010
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021 (dove si ricapitola)

In principio era il proverbio praecox.

Poi i proverbi furono interrotti; i più arguti notarono che il meccanismo funzionava anche se a giocarci erano i francesi.

Passando per i proverbi a fettine

…si tornò ai proverbi interrotti.