26.07.08Chi sono queste persone, queste facce. Da dove vengono. Sembrano caricature di rivenditori di auto usate di Dallas. E Gesù benedetto, ce ne sono tantissimi alle 4 e mezzo di domenica mattina. Ancora ingroppando il sogno americano: quella visione del grande vincitore che emerge dall'ultimo caos preaurorale di un trito casinò di Las Vegas. Strani ricordi in quella nervosa notte a Las Vegas. Sono passati... cinque anni? Sei? Sembra una vita. Quel genere di apice che non tornerà mai più. San Francisco e la metà degli anni sessanta erano un posto speciale e un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole musiche ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là, vivo, in quell'angolo di tempo e di mondo. Qualunque cosa significasse. C'era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque; c'era una fantastica, universale sensazione che qualunque cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo: e quello - credo - era il nostro appiglio. Quel senso di inevitabile vittoria sulle forze del vecchio e del male. Non in senso violento o cattivo, non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Avevamo tutto lo slancio. Cavalcavamo la cresta di un'altissima e meravigliosa onda. E ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e guardare a ovest, e con il tipo giusto di occhi potevi quasi vedere il segno dell'acqua alta. Quel punto dove l'onda, alla fine, si è infranta ed è tornata indietro. (and some more) Posted at 26.07.08 21:05 | TrackBack
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