Mathilda viola mammola
"Dove eravamo rimaste?"
"Non lo so, stasera ho sonno".
"No, non mettere giù ti prego".
Immaginava la ragazza da bambina tra le cassette del cantastorie, con il broncio e l'aria disillusa della dodicenne di un film di Besson. Non si erano mai viste. Non sapeva il suo nome, la chiamava Mathilda.
Dall'altro lato della cornetta arrivava il rumore di pagine sfogliate velocemente.
"Ho diversi libri sul comodino. Ti va Una viola al Polo Nord?
"È quella che inizia con: Una mattina, al Polo Nord, l'orso bianco fiutò nell'aria un odore insolito e lo fece notare all'orsa maggiore?"
Aveva meno di vent'anni. Da qualche mese faceva la rappresentante per una ditta farmaceutica. Ogni sera lontana da casa. Ogni sera una telefonata agli amici che, già dopo le prime settimane, sembrava non avessero più nulla di nuovo da raccontarle.
Invertendo per sbaglio due numeri sulla tastiera, una volta, aveva trovato la voce di Mathilda e i suoi modi ostinati e spigolosi che diventavano di burro non appena iniziava una lettura a voce alta.
"Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola. Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l'aria, perché quello era il suo dovere".
Mathilda leggeva per lei un brano tutte le sere. Le aveva detto di aver passato gran parte della sua infanzia ad ascoltare favole da un mangianastri: "E' così che ho iniziato a parlare: imparavo tutto a memoria, avevo un vocabolario straordinariamente vasto per la mia età". Non sapeva con certezza quanti anni fossero passati da allora. Aveva l'impressione che fossero coetanee, ma per il loro legame non importava.
Sul piccolo schermo dell'albergo scorrevano senza audio le immagini di un vecchio musical, Gene Kelly che danzava sui pattini, mentre la voce di Mathilda continuava ad accarezzare la favola e il suo profilo.
"Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio. I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono. La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l'immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde. Lo sforzo la esaurì. All'alba fu vista appassire".
"Cosa vuol dire secondo te?"
"E' solo una favola della buonanotte".
"Sì ma cosa significa?"
"C'è scritto che tradotto nel nostro linguaggio il pensiero della viola deve essere stato: Ecco, io muoio... Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse... Un giorno le viole giungeranno qui a milioni. I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini".
"Preferivo gli orsi".
"Sono d'accordo".
Mathilda augurò la buonanotte e chiuse il libro, facendo attenzione che la viola che aveva lasciato a seccare tra quelle pagine non andasse in frantumi.
In una città molto lontana, ma che avrebbe benissimo potuto essere la stessa di Mathilda, la tv veniva spenta e alla rappresentante arrivava alle narici l'odore di una violetta mammola.
Posted at 29.02.08 10:55
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