15.08.07

Ferragosto: persone, parole, luoghi fisici e metafisici

Ha dell'incredibile il fatto che stia stentando a finire La pioggia prima che cada, visto che gli altri Coe sono sempre andati giù tutti d'un fiato; l'eccezione forse è dovuta al fatto che questo libro è rimasto schiacciato tra un meraviglioso Sabato, l'impareggiabile Trilogia della città di K. e l'ultimo Harry Potter.
Domani, sull'interregionale per Venezia, conto di dargli il colpo di grazia per poterlo derubricare dal novero dei pendenti.
Quest'estate di letture mi conferma una predilezione che ho scoperto negli anni verso la letteratura anglosassone. E se la storia di Lukas e Klaus mi è sembrata una delle più intense e raffinate che mi siano capitate sotto gli occhi, devo riconoscere che in nessun luogo letterario mi sento a mio agio come nella Londra di McEwan ("Lí in piedi, immune al freddo come una statua di marmo, mentre contempla Charlotte Street e lo scorcio ineguale di facciate, ponteggi e tetti scoscesi, Henry pensa alla grande città come a un successo, un'invenzione geniale, un capolavoro biologico: milioni di individui formicolanti intorno all'accumulo stratificato di secoli di progresso, come intorno a una barriera corallina; gente che dorme, che lavora, si diverte, perlopiú in pace, animata dal desiderio pressoché unanime che tutto funzioni. Quanto all'angolo specifico di casa Perowne, siamo di fronte a un autentico trionfo di proporzioni; la piazza perfetta progettata da Robert Adam che si raccoglie intorno al cerchio altrettanto perfetto del giardino: un sogno settecentesco avvolto nel caldo abbraccio della modernità, dell'illuminazione stradale dall'alto e dei cavi a fibra ottica dal basso, con fresca acqua potabile che fluisce nelle tubature e liquidi di scolo portati via nella distrazione di un istante"), o a spasso sotto il mantello dell'Invisibilità per Tottenham Court Road insieme a Harry, Ron e Hermione.
Alain de Botton, con Architettura e Felicità, mi ha fatto venire il desiderio di tornare a dare un'occhiata a Park Crescent (ma anche a Bath, che forse i miei sedici anni non mi hanno fatto apprezzare a dovere), e Conan Doyle ci ha messo del suo, obbligando Sherlock Holmes e il povero Watson a seguire sir Henry e il dottor Mortimer e ricordandomi le colazioni in Regent Street, per non parlare di certe atmosfere della brughiera del Devonshire, dove colloca il maniero dei Baskerville.
Cullo la mia immaginazione nella vecchia Inghilterra, pensando con un sentimento che non ha nomi a tutto quello che non sarà, e intanto da amici e parenti arrivano sms dai quattro angoli del pianeta; qualcuno è sul traghetto, di ritorno da Ustica, qualcun altro sta salendo a Capo Nord o scendendo alle Canarie; c'è chi scia alle Deux Alpes, chi si gode l'inverno australe, chi festeggia un compleanno a casa, chi scatta foto da sistemare con cura su Flickr, chi cuce chilometri di strada tra New York e Los Angeles e chi aspetta ancora qualche giorno, per magari trovarsi una sera della prossima settimana esattamente qui, in queste strade oggi così concentrate su sè stesse, così vuote ("A Ferrara - scriveva Giorgio De Chirico -, in questo paesaggio incantato, ebbi una grande folgorazione: il grande Castello Estense dominava sulla piazza silente, immobile. In quel momento ebbi l’idea distaccata della realtà, oltre la fisica, direi quasi, la metafisica". Il Castello Estense torna come protagonista nell'immagine delle Muse inquietanti, in numerosi quadri. Proprio negli anni ferraresi De Chirico avviò una serie di lavori su soggetti nuovi che si andarono via via sostituendo alle composizioni architettoniche; prevalsero oggetti come manichini, squadre, carte geografiche, pani ferraresi, biscotti. Di Ferrara l'artista amava tutto: dimore, negozi, in particolare il ghetto ebraico, dove di frequente si recava per comperare i dolci che saranno - con le loro forme caratteristiche e bizzarre - tra i soggetti di molti dipinti) ma che lunedì si riempiranno per il ventesimo anno di suoni, odori, colori tornando a ospitare il mondo in ogni scorcio.

Posted at 15.08.07 18:10 | TrackBack


Comments

Come dire, parafrasando un vecchio detto barese: se Ferarra ci avesse lu' fiume sarebbe nà piccola Londra!

(in realtà anche il mio cervello ottenebrato dall'allenamento appena finito, e dall'F24 appena pagato on-line, ha colto le sfumature del tuo post... ma devo tener fede al personaggio ;-) )

Posted by: llutor at 16.08.07 08:12

Io ero a Tottenham Court Road mentre HP era a Tottenham Court Road...mi ha fatto un effetto strano! Magico direi!

Posted by: Fo11ettoaParigi at 16.08.07 12:00

che sia già passato a 500 mt. da qui l'interregionale per venezia?

:)

Posted by: ivan at 16.08.07 12:05
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