- C'è la cioccolata in tazza di Gobino a 1 euro la vuoi?
- Mah, fai tu. Ho appena mangiato il puzzone di Moena, il Mallegato di San Miniato, la crema di pistacchi di Bronte oltre al fico secco di Carmignano, la mortadella di Prato e la cuddriredda di Delia.
- Cosa stai masticando?
- L'umbù di Bahia
- Com'è?
- Schifo, spero che si estinguano.
- ehi, lo sente?
- ah sì.. fa male?
- no
- cos'è?
- LTM ovvero lussazione temporo mandibolare.. che nome
- sarebbe meglio chiamarla.. non so.. mandibola tic-tac
- o mandibola scassata
- ecco mandibola scassata è più facile da ricordare
- già.. io non so neanche se me la sono mai lussata
A parte che mentre scrivevo il titolo ho pensato che, in questi giorni, sarebbe stato bellissimo archiviare le sparate del leader russo come "Putin di vista".
Ma abbandoniamo la politica estera per un momento e passiamo a una dimensione più idiota (in senso etimologico).
Sono un po' di sere che prima di addormentarmi noto, chiudendo gli occhi, che il mio panorama di nero è costellato, qua e là, da certi puntini blu.
E la cosa grave non è tanto questa, quanto che d'istinto, la spiegazione che mi viene in mente è che devo avere qualche pixel bruciato.
All'indomani della caduta che le è costata la frattura del femore e tre mesi di ricovero, mia nonna, tornata nella sua casa felice e contenta è stata dotata di un Telesalvalavita Beghelli tutto per sè.
Carino, leggero, piccolo, maneggevole lo porta a girocollo con un bel nastro di raso.
Il Telesalvalavita ha un tastone rosso che, se premuto, chiama non uno ma cinque numeri telefonici inseriti in memoria lanciando un sos. Se premuto, appunto.
Perchè, nonna, non è che se cadi per terra, come oggi, e ti spezzi una clavicola poi resti anche ferma distesa un'ora e mezza finchè non passa per puro caso qualcuno e dici che il Telesalvalanonna non l'hai usato perchè non volevi disturbare.
Da Il diavolo veste Prada (The devil wears Prada), un film di David Frankel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer
"Ti fa ridere?"
"No.. no no.. no, niente. Ecco, solo che quelle due cinture mi sembrano esattamente identiche.. cioè io sto ancora imparando tutto di questa roba.."
"Di quest di questa roba? Oh certo, ho capito. Tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te? Tu apri il tuo armadio e scegli.. non lo so, quel maglioncino azzurro infletrito per esempio, perchè vuoi gridare al mondo che.. che ti prendi troppo sul serio per curarti di quello che ti metti addosso. Ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis: è effettivamente ceruleo. E sei anche allegramente inconsapevole che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne ceruleee. E poi è stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di 8 diversi stilisti. Dopodichè è arrivato poco a poco ne grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l'hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia, quell'azzurro rappresenta milioni di dollari e innumeravoli posti di lavoro e siamo ai limiti del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda: quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalla persona qui presente in mezzo a una pila di roba"
"Minestra di mais… Scelta interessante. Lo sai, vero, che la cellulite è uno degli ingredienti principali della minestra di mais?".
"E così qui le ragazze non mangiano niente?"
"Non più, da quando la trentotto è diventata la nuova quaranta e la trentasei è diventata la nuova trentotto"
"Hmm. Io porto la quarantadue"
"Che è la nuova cinquantasei"
"Hmm! Cavolo!"
"Oh, che t'importa… sicuramente sarai piena di maglioncini misto acrilico nell'armadio dove hai preso quello"
"Ok, trovi orrendi i miei vestiti… l'ho capito. Ma vedi, io non rimarrò per sempre nel campo della moda, perciò non vedo il motivo per cui devo cambiare tutto di me solo perché lavoro qui"
"Sì, hai ragione. In fondo questa industria multimiliardaria gira intorno a questo, no? Alla bellezza interiore!"
"Andy, sei molto chic"
"Oh, grazie, Emily. Tu sei così magra!"
"Davvero?"
"Sì"
"È per Parigi. Sai, sto facendo una nuova dieta, è molto efficace. Non mangio niente… poi quando sento che sto per svenire, butto giù un cubetto di formaggio"
"Beh, sta funzionando alla grande"
"Lo so. Ora mi serve solo una colite e arrivo al peso ideale"
"Sento alitare il respiro degli altri pianeti" secondo quartetto per archi di Schönberg
L'espressione! Quella, per Giove, era il mio assoluto, se si poteva dire che ne avessi uno. Comunque, è la sola cosa per la quale abbia provato, per quanto di rado, i sentimenti che si hanno generalmente per i propri assoluti. Trasformare l'esperienza in linguaggio - cioè classificarla, categorizzarla, concettualizzarla, grammaticizzarla, sintattizzarla - è sempre un tradimento, una falsificazione dell'esperienza; ma solo dopo averla così tradita la si può gestire, e solo nel gestirla così mi sono sempre sentito un uomo vivo e vitale. E' per questo che, quando avevo motivo di rifletterci sopra, collaboravo a questa precisa falsificazione, a questa accorta, accurata fabbricazione di miti, con tutto lo sconvolgente eccitamento dell'artista al lavoro. Quando i miei mitoplastici rasoi erano ben affilati, era un divertimento impareggiabile dare, con loro, colpi in tutte le direzioni, aggredire la realtà.
Da altri punti di vista, naturalmente, non credevo per niente a tutto questo.
Da L'estate del mio primo bacio un film di Carlo Virzì con Laura Morante, Neri Marcorè, Regina Orioli, Raffaella Lebboroni, Jacopo Petrini, Gabriella Belisario
Povero caro Adelmo. Ti trovi davanti una ragazza di Roma, ricca e bella. E' naturale che tu, ragazzo povero di paese, ti intimidisci e ti chiudi in te. Ma adesso non devi aver paura, perchè per me tu, ragazzo povero, sei come un ragazzo normale. Allora adesso ti volti, mi guardi negli occhi, mi baci. Adesso. Ora.
Da Paura e Delirio a Las Vegas, un film di Terry Gilliam con Benicio Del Toro, Cameron Diaz, Christina Ricci, Johnny Depp, Tobey Maguire
"Poche persone capiscono l'aspetto psicologico del trattare con un poliziotto della stradale.
Un normale automobilista si fa prendere dal panico e si spinge subito sul lato destro della strada: è sbagliato, suscita disprezzo nel cuore dello sbirro.
Lascia che il bastardo ti dia la caccia. Ti inseguirà. Ma non saprà come interpretare la freccia che indica che stai per svoltare a destra: è per fargli sapere che stai cercando un posto adatto per parlare? Gli ci vorrà un momento per capire che sta per fare un'inversione di 180° in velocità.
Ma tu per quello sarai pronto, concentrato sulla forza centrifuga e il lavoretto tacco-punta"
Non riesco mai a cogliere gli slittamenti italiano-lingua straniera.
Mi comporto sul modello del T9: in automatico ricompongo la parola straniera nella parola in italiano più simile e adatta al contesto.
Esempio tratto dalla vita vera:
- Che aspetto teen
- Mi hai detto bruttina?
In pratica, se si inserisce una parola in inglese/francese/spagnolo o qualche raro lemma di tedesco che sono in grado di cogliere, io capisco per tempo solo se mi viene segnalato preventivamente l'evento.
Riprendiamo l'esempio tratto dalla vita vera; perchè io capisca subito bisognerebbe dirmi:
- Che aspetto (STO PER ESPRIMERMI IN UN'ALTRA LINGUA) teen
- Oh che carino grazie.
Ecco perchè in generale non amo tanto tanto chi inserisce parole straniere nei discorsi con leggerezza.
E ancora meno chi si dà un tono e le pronuncia correttamente.
E francamente trovo intollerabile chi inizia a dire una cosa in italiano poi all'ultimo ci ripensa e la dice in un'altra lingua.
Esempio tratto dalla vita vera:
"Questa manifestazione non vale un 'peni, come direbbero sulla fifθ 'æv∂nu.. non come la cer.. ahem, la '∂opniŋ 'serim∂oni di Torino 2006.."
Nel giardino di rose che è nostro e nostro soltanto
Un giovedì al matrimonio civile di A., delicata e smagliante con le spalle abbronzate senza essere (tra)vestita da sposa. Io, che mi sono svegliata alle 4 del mattino per volare nella terra natìa, per l'occasione metto su un'espressione da faccia da chiulo-Fiona che stavo perfezionando da decenni. Nel frattempo mia madre calcola sottovoce che questo è per l'appunto il quarto matrimonio del 2006, e il giorno prima era a un funerale.
Al palazzo Chigi di Ariccia, negli anni '60 Visconti ambientò tutti gli interni del Gattopardo. Nella Sala da Pranzo d'Estate la mia famiglia si assembra sobriamente: gli uomini in grisaglie come il corteo dei liberi professionisti a Roma, la parte femminile nei toni del blu, dell'ocra, del marrone. I nonni hanno preso un ascensore per salire dal cortile al piano nobile e non si sa bene dove siano finiti: quando inizia il rito ricompaiono, sottobraccio, dai meandri del palazzo uscendo da una porta laterale. Si sente un profondo sospiro di sollievo tirato all'unisono.
Mi commuovo, pensando che non siamo più i piccoli di casa.
La signora Perentoria, una specie di maestro cerimoniere inclusa nel pachetto-municipio, detta i tempi della nostra transumanza nelle diverse sale: quando i nubendi pronunciano il sì e diventano sposi è tempo di migrare. Si può tirare il riso, ma solo fuori dal portone, di grazia.
Dopo di noi, nella catena di montaggio in cui si assemblano nuovi nuclei familiari entrano donne smeraldo, donne turchesi, donne dorate, donne vestite con un particolare e inesprimibile punto di rosso corallo - sandali inclusi: il matrimonio successivo riguarda una famiglia meno sobria e dai fianchi mediamente più larghi.
Si pranza nella villa del cardinale, vicini di casa dell'inquilino Ratzinger. Il nostro tavolo è intitolato ad Antonio Porta (Lo specchio che hai fissato sul petto è il segnale di un patto profondo, tu mi guardi mentre io ti guardo dentro e se ti guardo dentro mi vedo) e comprende: un vegetariano integralista, un vegetariano che però mangia il pesce, due astemi, un allergico al lattosio, un sedicente allergico al pomodoro e il testimone della sposa che ha tutte e due le braccia ingessate. Siamo la croce dei camerieri, che devono imparare a pluridifferenziarci e in definitiva ci odiano, lo capiamo dagli sguardi.
Il tavolo degli sposi è intitolato invece a Thomas Stears Eliot: Una dedica a mia moglie/A cui devo la gioia palpitante/che tiene desti i miei sensi nella veglia,/e il ritmo che governa il riposo nel sonno./Il respiro comune/di due che si amano, e i corpi/profumano l'uno dell'altro,/che pensano uguali pensieri/e non hanno bisogno di parole/e si sussurrano uguali parole/che non hanno bisogno di significato./L'irritabile vento dell'inverno non potra' gelare/il rude sole del tropico non potra' mai disseccare le rose,/nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto./Ma questa dedica è scritta affinchè altri la leggano:/sono parole private che io ti dedico in pubblico.
Il sole inonda la terrazza e il lago mentre prendiamo il caffè. Sono le cinque del pomeriggio anche se io le percepisco come le dieci di sera.
Arriva il momento di lanciare il bouquet e mia zia, mamma della sposa, si raccomanda con Valeria, sorella minore: "Valè, sei la più alta, vedi di acchiapparlo".
Vale, undici anni di fidanzamento e due di convivenza, con gesto atletico soddisfa la richiesta materna creando un continuum, e grazie alle sue fatiche la mia famiglia si avvia -sempre sobriamente- verso nuovi esilaranti matrimoni.
Da Magnolia un film di Paul Thomas Anderson con Jason Robards, Julianne Moore, Tom Cruise, Jeremy Blackman, Michael Bowen, Willliam H. Macy, Philip Baker Hall, Melinda Dillon, Melora Walters, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman, Felicity Huffman, Emmanuel Johnson.
- Ti sei nascosto i soldi nella patta?
- Forse sono solo felice di vedere il mio amico Bred
- Perchè non li tiri fuori quei soldi.. soldi soldi soldi
- Uh.. Ha un suono minaccioso
- C'è amore nel tuo cuore?
- Io sono gonfio di amore posso dare amore perfino a te amico
- Ed è amore vero? Quel tipo d'amore che ti distrugge lo stomaco con una morsa velenosa e languida in un miscuglio di acidi e nervi che si contorcono e si aggrovigliano provocandoti dolore e gioia portandoti al settimo cielo..
- Durante le tue elucubrazioni etiliche mi sono distratto un po' ma sono portato a credere che quest'amore sia del tipo che si adatta a me.
- Io ho amore.
- Hm, del genere logorroico sì ne hai a bizeffe
Meno di un mese fa ero immersa in un panorama sconfinato di abeti rossi e betulle nella regione dei laghi della Finlandia. [Tra l'altro, rami di betulla congelati e appositamente confezionati sono in vendita nei grandi magazzini Stockmann di Helsinki: una volta riportati a temperatura ambiente sono utilissimi per fustigarsi durante la sauna, e dicono faccia un gran bene per riattivare la circolazione].
Un anno fa, nel medesimo periodo, riconoscibile tra la folla per un taglio di capelli alla Prince Valiant, curiosavo tra le bancarelle di Camden con la stessa sensazione che avrei avuto camminando per Diagon Alley: è innegabile che sarei schifosamente consumista anche se fossi una strega (di lì a poco, peraltro, Olivander e i suoi piccoli assistenti avrebbero procurato una bacchetta magica tutta per me).
Tra un mese dunque tornerò a vagolare pigramente nel Marais, mangerò un pain chocolait per colazione e un croque monsieur per pranzo, cercherò le immense tele di Remi Bourquin e Zaslonov nell'Ile de Saint Louis, mi incanterò fissando un gargoyle, curioserò nel mercatino di rue d'Aligre e finirò a cenare da Agua Limòn (..ce petit restaurant espagnol du 12ème arrondissement évoque immédiatement la chaleur du climat: les mosaïques colorées sur les tables, typiques de l'Andalousie, les couleurs chaudes aux murs, ainsi que les délicieuses tapas..) o in un giapponese di Rue des Petits Champs. E poi camminerò ancora e ancora in lungo e in largo e arriverò a contemplare in place Vendôme tutto ciò che non sarò mai.
In anticipo sui tempi si pensava alla playlist: perchè siamo già talmente innamorate della prospettiva di questo lungo fine settimana che quasi ci commuove il pensiero che a un certo punto diventerà un ricordo. E allora vorremmo ci restasse in testa una melodia, una colonna sonora con note di contentezza che ci girellano come un aureola attorno al capo.
Così in un pomeriggio vuoto d'estate, orfana di audiogalaxy e dopo anni di rifiuto del nuovo mi decido una buona volta e mi converto all'emule. Nel giro di pochi minuti inizio a cercare tutte le canzoni francesi che mi facevano ascoltare al liceo, tutte le canzoni in francese che ricordo e tutto ciò che contenga Parigi nel nome.
Ricky Gianco e Gino Paoli, Parigi con le gambe aperte;
Paolo Conte, Parigi;
Vanessa Paradis, Joe le taxi;
che poi va bene tutto, persino qualcosa di Plastic Bertrand;
Edith Piaf, Sous le ciel de Paris, Ne me quitte pas, La vie en rose, L'hymne à l'amour;
Noir Désir, Le vent nous portera;
Il tempo delle mele 1 e 2;
Jane Birkin e Serge Gainsbourg, Je t'aime moi non plus;
George Brassens, Les amoreux des bancs publics;
Desireless, Voyage Voyage;
Maxime le Forestier, San Francisco;
Carla Bruni, Quelqu'un m'a dit;
il tema di Amélie Poulain. Amélie Poulain: che io mi ostino a chiamare Alemie Poulain o Elemie Poulain o Amélie Poulon, ma mai con il suo nome, AmélieMelina.
Poi passo alla ricerca per "Paris", ed è proprio mentre mi si carica la pagina con i match che suona il tecnico della Telecom, che aspettavo da secoli e non veniva mai.
E mentre sale le scale e apro la porta mi accorgo dell'errore terribile che sto commettendo.
Lui arriva, entra in casa saluta e inesorabile si siede al pc mentre nella mia testa suona la playlist Parigi con tutte le parole mischiate (On me dit que le destin se moque bien de nous Qu'il ne nous donne rien et qu'il nous promet tout Parait qu'le bonheur est à portée de main, Alors on tend la main et on se retrouve fou Pourtant quelqu'un m'a dit San Francisco s'embrume San Francisco s'allume San Francisco, où êtes vous Liza et Luc, Sylvia, attendez-moi E vedo i piccoli caffè svegliarsi sui boulevards la Senna che accarezza la città il cuore è quasi fermo e non respiro più una puttana ride e noi bonjour ci avviciniamo in fretta ma lei è già andata via Parigi è solamente una bugia le bancarelle piene di quadri di naif e tanti vetri falsi di Lalique Io e te scaraventati dall'amore in una stanza, mentre tutto intorno è pioggia e pioggia e pioggia e Francia) e capisco che è stata una fatality..
Fa le domande di rito, come un medico che deve emettere una diagnosi sulla salute dell'adsl. E io lo so, io lo so, io già lo immagino.
Preme un tasto qualunque e io non voglio guardare, non vorrei vedere ma alle sue spalle strizzando un po' gli occhietti miopi lo vedo lo stesso.
L'emule. La chiave: "Paris". I risultati: un'intera pagina di "XXX One night in Paris.avi"
Da The new world, un film di Terrence Malick con Colin Farrell, Joe Inscoe, Jamie Harris, Michael Greyeyes, Jason Aaron Baca, Q'Orianka Kilcher, Eddie Marsan, Christian Bale
- Cos'è un giorno, un'ora?
- Un'ora sono sessanta minuti
- Perchè il mondo ha i colori?
Da L'Enfer un film di Danis Tanovic (per Krzysztof Kieslowski e Krzysztof Piesiewicz), con Emmanuelle Béart, Karin Viard, Marie Gillain, Jacques Gamblin, Jacques Perrin, Guillaume Canet
E così due secoli fa i razionalisti sono andati alla ricerca di qualcosa che sostituisse il destino, visto che in un mondo in cui Dio equivale alla ragione il destino non può esistere. D'altra parte dovevano dare una spiegazione ad alcuni eventi reali ma incomprensibili per la mente umana. Allora hanno inventato la coincidenza. Forse mi troverete un po' antiquato ma io preferisco il destino come spiegazione dell'inesplicabile. Ha una dimensione superiore, porta in sè la promessa di un significato più profondo rispetto alla coincidenza che appare invece puramente meccanica. In questo modo potrei accettare anche l'idea della morte come parte di un ampio insieme di cose che hanno senso o come parte di un grande libro sul mondo. Così sarebbe la morte voluta dal destino. Ma come accettare la morte dovuta solamente a un semplice evento come la caduta accidentale di un vaso di fiori sulla testa proprio mentre sto passando sotto un balcone? Sarebbe una morte stupida e priva di qualsiasi senso senza dimensione spirituale. Ecco perchè preferisco il destino. E sul piano estetico è infinitamente superiore alla coincidenza: il destino vi invita a scrivere, non ciò che è accidentale. Non vedo proprio cosa la letteratura possa trarre dalla coincidenza se non qualche lamento cinico e pleonastico relativo alla mancanza di senso e ragione nel mondo, cosa peraltro di minima importanza visto che nel mondo tutto è brutto.
BECAUSE MY HEAD IS SO FAR UP IN THE CLOUDS THAT I CAN IMAGINE ALL OF US ARE ANGELS IN PARADISE. AND INSTEAD OF BEING A BONAFIDE BOOKSELLER I AM MORE LIKE A FRUSTRATED NOVELIST STORE HAS ROOMS LIKE CHAPTERS IN A NOVEL. AND THE FACT IS TOLSTOJ AND DOSTOEVSKIJ ARE MORE REAL TO ME THAN MY NEXT DOOR NEIGHBORS AND EVEN STRANGE IS THE FACT THAT EVEN BEFORE I WAS BORN DOSTOEVSKIJ WROTE THE STORY OF MY LIFE IN A BOOK CALLED 'THE IDIOT'
Parigi è l'essenza della democrazia: la domenica mattina i negozi tengono le saracinesche abbassate così persino i clochards possono dormire un po' più a lungo.
"Attraversando la Senna, vidi una fila di chiatte vuote rimorchiate in favor di corrente, che fluttuavano alte, con i battellieri ai remi, avvicinandosi al ponte. Il fiume aveva un bell'aspetto. A Parigi era sempre piacevole attraversare un ponte". Ernest Hemingway, Fiesta