04.09.06

La stalla più fotografata d'America

Diversi giorni più tardi Murray mi chiese notizie di un'attrazione turistica nota come la stalla più fotografata d'America. Quindi facemmo ventidue miglia nella campagna che circonda Farmington. C'erano prati e orti di mele. Bianche staccionate fiancheggiavano i campi che scorrevano ai nostri fianchi. Presto cominciarono ad apparire i cartelli stradali. LA STALLA PIU' FOTOGRAFATA D'AMERICA. Ne contammo cinque prima di arrivare al sito. Nell'improvvisato parcheggio c'erano quaranta auto e un autobus turistico. Procedemmo a piedi lungo un tratturo per vacche fino a un lieve sopralzo isolato, creato apposta per guardare e fotografare. Tutti erano muniti di macchina fotografica, alcuni persino di treppiede, teleobiettivi, filtri. Un uomo in un'edicola vendeva cartoline e diapositive, fotografie della stalla prese da quello stesso sopralzo. Ci mettemmo in piedi accanto a una macchia di alberi a osservare i fotografi. Murray mantenne un silenzio prolungato, scribacchiando di quando in quando qualche appunto in un quadernetto.
- La stalla non la vede nessuno, - disse finalmente. Seguì un lungo silenzio.
- Una volta visti i cartelli stradali, diventa impossibile vedere la stalla in sè.
Quindi tornò a immergersi nel silenzio. La gente armata di macchina fotografica se ne andava dal sopralz, mmediatamente sostituita da altra.
- Noi non siamo qui per cogliere un'immagine, ma per perpetuarla. Ogni foto rinforza l'aura. Lo capisci, Jack? Un'accumulazione di energie ignote.
Quindi ci fu un lungo silenzio. L'uomo dell'edicola continuava a vendere cartoline e diapositive.
- Trovarsi qui è una sorta di resa spirituale. Vediamo solamente quello che vedono gli altri. Le migliaia di persone che sono state qui in passato, quelle che verranno in futuro. Abbiamo acconsentito a partecipare di una percezione collettiva. Un'esperienza religiosa, in un certo senso, come ogni forma di turismo.
Seguì un ulteriore silenzio.
- Fotografano il fotografare, - riprese.
Poi non parlò per un po'. Ascoltammo l'incessante scattare dei pulsanti degli otturatori, il fruscio delle leve di avanzamento delle pellicole.
- Come sarà stata questa stalla prima di venire fotografata? - chiese Murray. - Che aspetto avrà avuto, in che cosa sarà differita dalle altre e in che cosa sarà stata simile? Domande a cui non sappiamo rispondere perchè abbiamo letto i cartelli stradali, visto la gente che faceva le sue istantanee. Non possiamo uscire dall'aura. Ne facciamo parte. Siamo qui, ora.
Ne parve immensamente compiaciuto.

Rumore bianco, Don DeLillo

Nordkapp

Posted at 04.09.06 08:49 | TrackBack


Comments

Sto leggendo "Libra" di De Lillo, dopo "I giocatori" e , of course, "Underworld". Questo mi manca. Corro a comprarlo.

Posted by: JohnnyDurelli at 04.09.06 11:10

Io li avevo praticamente tutti a casa ma è il primo che leggo, e lo trovo disseminato di idee geniali: in un momento in cui il protagonista è a tavola con la sua famiglia per esempio esprime il pensiero che mangiare è, per molti esseri umani, la sola attività che arrivino a fare con un certo grado di professionalità.

Posted by: SmokingPermitted at 04.09.06 12:04

grande libro, un filino datato. forse il migliore di DdL (autore prolifico ma anche incostante; l'ultimo, per es., contiene giusto due o tre idee buone, poi retorica e banalità).

Posted by: paolo beneforti at 04.09.06 12:09

E rieccomi a te mio indiscusso desiderio erotico... :D

Posted by: Sw4n at 04.09.06 13:53

Gran bel libro, ma il mio preferito di De Lillo è Underworld.

Ah, bel blog. Apprezzo molto anche il titolo ;)

Posted by: davizz at 04.09.06 16:45

Rumore Bianco è stato anche il mio primo di DeLillo, grazie alla biblioteca di Repubblica :)
Oggi posso dire che amo quell'uomo, e ho intenzione di leggere qualsiasi parola abbia scritto.

Posted by: Zephyr at 05.09.06 16:16

Pben e Zephyr: con quale libro sarebbe il caso di andare avanti?
Sw4n: benritrovato!
davizz: grazie!

Posted by: SmokingPermitted at 05.09.06 19:34

Il mio secondo è stato Americana (che è l'opera prima di DeLillo), ma solo perchè era già in casa... mi è piaciuto ma più per lo stile che per il libro in se.
Underworld è sicuramente IL capolavoro.
Libra mi è piaciuto moltissimo, un connubio intrigante tra realtà storica e invenzione sull'omicidio Kennedy.

Se è ancora valida l'offerta sui tascabili Einaudi, il mio consiglio è Underwolrd

Posted by: Zephyr at 06.09.06 14:37

Underworld è una roba di 800 pagine, se te la senti prendilo.
altrimenti c'è il brevissimo "Body art", il penultimo libro di DdL, molto diverso dagli altri e piuttosto lirico.
"Americana" è un romanzo del '71, terribilmente datato. I romanzi "politici" (Libra, Cane che corre, I nomi) li lascerei da parte. "Cosmopolis", l'ultimo, è affascinante ma scade nell'ultima parte.

Posted by: paolo beneforti at 07.09.06 08:46
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