16.08.06

Gita al museo

Torino in un grigio giorno d'estate. Il treno che arriva veloce tra le chiacchiere di molti.
La pausa pranzo degli impiegati, degli altri. E camminiamo leggere in via Roma: lo stomaco vuoto, lo stomaco che scompare pian piano, la testa quasi fluttuante. Il digiuno stordisce e camminare veloci, dritte e leggere dà l'impressione passo dopo passo, metro dopo metro di arare il tempo.
Vagabondiamo ricostruendo le nostre storie a partire dai titoli sulle copertine nelle librerie (sono tante le coincidenze, o certi titoli sono talmente ben congegnati da interessare i problemi di tutti?), fotografiamo i dettagli di piazza Carignano, le facciate dei palazzi in uno specchio d'acqua prese nell'artiglio del leone, e io ripenso a un pomeriggio freddo di alcuni inverni fa.
Troviamo per serendipità il Museo Egizio, ci infiliamo nella biglietteria e per un tempo indefinito ci perdiamo in mezzo a statue di basalto, geroglifici, steli. Chine a terra, fotografiamo un diorite della dea Sekhmet, la croce ankh nella mano destra; ci chiediamo a vicenda di quante figure ushabti disponiamo, osserviamo i vasi canopi, il libro dei Morti di Iuefankh, ragioniamo di simboli e parole. Scrutiamo il volto di una mummia: "doveva perfino essere piacente", diciamo. E ci sorprende guardare la morte senza provare nulla. Poi penso: un giorno si è passato il pettine tra quegli stessi capelli ed era l'ultima volta, e questo basta a spaventarmi. Sì, perchè io ho l'ossessione delle ultime volte, più che delle prime: alle ultime volte troppo spesso manca il valore della consapevolezza.
Quando usciamo dal museo, notiamo che si è formata una coda di persone all'entrata: "ci è andata bene" pensiamo, e ci beiamo un po' dell'incoscienza, considerando che certe volte, per sopravvivere, bisogna proprio essere come Mister Magoo.
Mastichiamo un toast ai tavolini del Neuv Caval'd Brôns.
"Che ore abbiamo fatto?"
"Sono quasi le cinque"
"Oh che brave!"
Torniamo indietro verso la stazione senza sapere di essere in anticipo
Passa un giorno, e Silvia sa quanto conta che passino giorni così. Per noi è una specie di prova generale, prima di settembre, prima di ottobre.

Posted at 16.08.06 21:08 | TrackBack


Comments

che succede a settembre, a ottobre?

Posted by: paolo beneforti at 16.08.06 22:55

...c'è qualcosa in questo post. non chiedermi cosa che non ce l'ho ben chiaro nemmeno io. ma c'è qualcosa. è come l'aria dei giorni quando c'è l'inverno, e tu lo senti nell'aria ogni singolo giorno, l'inverno, e poi all'improvviso arriva un giorno che sai che è primavera. così. lo sai. ecco. sa di aria tersa, questo post.
capissi perchè, però....

Posted by: tarab at 17.08.06 00:51

PBen: io e Zilvia partiamo!
Tarab: sono felice che ti metta addosso una bella sensazione. Io posso dire che in tutta la giornata abbiamo fatto solo cose buone e culturali e non abbiamo comprato vestiti esosi e non abbiamo rubato un ombrello bellissimo che qualcuno aveva dimenticato :)

Posted by: SmokingPermitted at 17.08.06 11:15

buona aratura...

Posted by: cuginahap XVI° at 17.08.06 11:17

quant'è vero: le ultime volte fanno paura, però certe prime...fiuuu.

Parafrasando numerabile (che poca modestia):

Smoking: cosa avresti fatto allora se avessi saputo che le cose sarebbero andate a finire così?
MummiaPiacente: cosa avrei fatto? Avrei cercato di ricordarmele meglio…


p.s.
paga molto l'ads di jeevansathi.com?

Posted by: davide magoo at 18.08.06 16:30

Hap: grazie
Davide: quale ads? io lascio fare a chi ne sa più di me, incasso solo l'assegno a fine mese :)

Posted by: SmokingPermitted at 18.08.06 22:32
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