30.06.06
Cronache dal Bel Paese
Si apre e si chiude con le fiamme bluastre delle saldatrici lo spettacolo "Cipputi: storie dal bel paese", portato in scena in anteprima assoluta all’Alfieri di Asti.
Allestito dal gruppo "Teatro dell’Archivolto" per la regia di Giorgio Gallione, il progetto celebra il trentesimo compleanno del personaggio di Francesco Tullio Altan e il centesimo della CGIL attraverso le suggestioni della satira, della cronaca, del racconto politico, della comicità.
Il pubblico è raccolto sul palco; le vignette di Altan prendono vita nelle microstorie che parlano di catene di montaggio fordiste, bordatura, foratura e pressatura, le cronache dei metalmeccanici italiani: un milione e ottocentomila tute blu, un milione e ottocentomila Cipputi e Bundazzi che pian piano, nel nostro Paese, stanno diventando invisibili.
Dopo una carrellata di battute al vetriolo, ironiche e incisive, quasi a tradimento compaiono i dati allarmanti degli infortuni sul lavoro, e l’amarezza inizia a prendere piede sul sarcasmo.
Intrecciate ai consigli ai metalmeccanici su "come avere un look mediatico che dia maggiore share nei network e più appeal nel target del business", si snocciolano le vergogne delle "fabbriche-lager che nel Guandong, regione meridionale della Cina, producono scarpe per la Timberland e per la Puma sfruttando i lavoratori con turni di 16 ore, dalle 7 alle 23".
La descrizione cruda dei sintomi del mesotelioma, poi, turba il pubblico sulle poltrone: qualcuno si agita, gli occhi si fissano sulla polvere che cade lenta e all’apparenza innocua come l’amianto che ha prodotto la "peste di Monfalcone", alla Fincantieri.
E di nuovo la musica, tra canzoni inedite e canzoni tradizionali alcune di Gaber, altre dello stesso Altan. E di nuovo una denuncia: questa volta tocca agli stabilimenti di Melfi "dove 5mila operai producevano 1.500 auto al giorno con salari inferiori del 20% rispetto a quelli dei loro colleghi in altri stabilimenti: a Mirafiori 16mila operai producevano meno di 800 auto al giorno".
A questo punto c’è posto anche per un botta e risposta sull’attualità: sulla sinistra al governo i cui leader sarebbero così increduli da passare il tempo a prendersi a schiaffi l’un l’altro per essere sicuri che non si tratti di un sogno.
Un’ora e venti minuti di spettacolo che emoziona e tiene viva l’attenzione, procedendo con ritmo serrato e arrivando a guadagnarsi un lungo, sentito applauso.
29.06.06
L'avventura di Arrabal
Naturalmente i beatniks fraternizzano subito con Arrabal, barbuto anch'egli (la barba a collare parigina e la barba incolta dei beat) e lo invitano a casa loro a sentire recitare versi. Ginsberg vive come marito e moglie con un altro barbuto, e vorrebbe che Arrabal assistesse ai loro amplessi fra barbuti. Trovo Arrabal tornando in albergo spaventato e scandalizzato perchè volevano sedurlo. Il blouson noir venuto in America per scandalizzare è tutto sbigottito del primo incontro con l'avanguardia americana e improvvisamente si rivela il povero ragazzetto spagnolo che fino a pochi mesi fa studiava da prete.
Racconta che in casa loro i beatniks sono molto puliti, hanno una bella casa con frigorifero e televisione, vivono come in un tranquillo ménage borghese e si vestono di abiti sporchi solo per uscire.
Italo Calvino, Diario americano 1959-1960
Spirito nibelungo
Anche tutto questo gran parlare che si fa su Der Spiegel e gli italiani parassiti..
Il giorno prima, riguardo ai brasiliani, scrivevano che sono un popolo di persone tristi e piene di saudade, ma per contratto al Weltmeisterschaft devono apparire felici. Solo che Ronaldinho non ci riusciva perciò gli hanno fatto una plastica maxillo facciale per dare l'idea che sorrida costantemente.
Vale sempre la pena contestualizzare.
27.06.06
Esperimenti di french manicure
Presente la french manicure?
Ci ho pensato per molto tempo, direi per anni. Richiede pazienza, rigore, interminabili minuti di attesa perchè tutto si asciughi e mano ferma.
Un giorno della scorsa settimana (giovedì) ho investito 7 euro nel necessaire, e mi sono ritrovata con uno smalto bianco, uno naturale, 40 strisce autoadesive e un bastoncino di legno d'arancio.
Per mezzo pomeriggio mi sono curata alla francese mani e piedi (combattendo contro la tentazione di imitare Holly Golightly nel passare lo smalto anche sulle vibrisse dei gatti).
Nel complesso il risultato forse non è stato proprio eccelso ma si è rivelato comunque al di sopra delle aspettative.
Poi, sabato, la tragedia: mi chiudo un dito nella cassettiera di metallo grattandomi via una porzione da circa mezzo chilo di carne in posizione visibile.
Per una volta che avevo le mani davvero in ordine: adesso tra la mia unghia manicurata e il resto di me c'è un immenso buco. Come il Nulla della Storia Infinita. Come il vuoto nello stomaco o certi orridi matematici.
In un caso su uno (che sarebbe il 100% del campione) la french manicure porta male.
24.06.06
Ogni volta che il camerire
Ogni volta che il camerire dice che tra i primi ci sono gli strozzapreti a tavola c'è qualcuno che domanda cosa sono.
- Ma come mai questo
- Ma come mai questo nome, Neri?
- E' una specie di nome di fantasia. Come Zagor no?
- Ah. Hai la racchetta, giochi a tennis?
- Sì ho ripreso a giocare. Sai, sento una seconda giovinezza che mi scorre nelle vene e mi travolge, devo incanalare tutto questo vigore
- Giocavi anche prima?
- Intorno ai vent'anni un pomeriggio ho fatto una partita con un amico
21.06.06
Passa il tempo nella piscina dei bimbi semiricchi
Nell'estate del 2005 erano scriccioli che litigavano e si dicevano l'un l'altro: "Guarda che ti faccio ammazzare".
Adesso sono uomini fatti di circa tredici anni: le spalle larghe e i gesti ancora scoordinati. Si usano gentilezze reciproche mentre escono dalla vasca e con un abbozzo di eleganza iniziano a dirigersi verso i campi in terra rossa.
Di qui a un anno saranno tutti commercialisti.
20.06.06
Prime
Da Prime un film di Ben Younger con Uma Thurman, Meryl Streep, Bryan Greenberg, Jon Abrahams, Adriana Biasi, David Younger, Palmer Brown

- Scusami Dave, mi togli una curiosità? Quanti anni hai?
- No, non parlo vietnamita.. perchè dovrei scusa?
- Stai evitando la domanda?
- Sì, ci sto provando
- A.. a che serve? Io non la dico la mia età: le persone si preoccupano troppo dei numeri
- Io ho trentasette anni lo sapevi?
- Non mi ero posto il problema
- No, infatti. Senti, lo so che sei molto più giovane di me, vorrei solo sapere di quanto.. E va bene, provo a indovinare. Ventinove.
- No.
- Veramente? Ne hai di più? Non sembri per niente un trentenne.
- Grazie. Ho ventitrè anni
- No, non è vero.. non ci credo.. dammi la patente. Oh mio dio.. sei un neonato.. TAXIII.. ho delle magliette più vecchie di te
19.06.06
Ogni cosa è illuminata
Da Ogni cosa è illuminata un film di Liev Schreiber con Elijah Wood, Eugene Hutz, Boris Leskin

- Cos'è la mancia
- La mancia è qualcosa che si dà in cambio di aiuto
- Ahà. Sei stato informato che questo viaggio lo devi pagare con moneta sì?
- No.. le mance si usano per le piccole cose come le indicazioni e il posteggiatore
- Posteggiatore?
- Sì il tipo che ti parcheggia la macchina
- E perchè non te la parcheggi da solo?
18.06.06
Torino Gay Pride 2006
Metti un pomeriggio a Torino. Dopo indugi, ripensamenti, pigri giri di telefonate e sms "si va oppure no? Ok, ma allora si fa così?".
A ogni passo sottolineare "vorrei vivere in questo palazzo, vorrei vivere in questo quartiere" e sentirsi rispondere "eh ma qua ci sono le prostitute e là ci sono gli spacciatori".
Metti parcheggiare nella via in cui hai effettivamente abitato e neanche ricordartene.
Arrivare in piazza Castello scorrendo vetrina per vetrina la via dello shopping, cercare in giro tracce della Torino bene di cui parlano Fruttero e Lucentini ne "La donna della domenica" e non trovarne: solo pallide imitazioni tra le signore in collant blu in questo pomeriggio afoso di metà giugno, e mariti arresi che le seguono a distanza:
- è ora di andare a preparare la braciolata se no si fa tardi per l'Italia, dice lui
- sì ma io voglio vedere come sono fatti, risponde lei.
Metti un clima da jungla, con l'umdità che sale piano dall'asfalto sporco, lo scirocco e la sua patina sabbiosa.
Intanto uno sciame di Vespe in piazza Castello satura il centro di monossido di carbonio e ali fluttuanti di persone vagolonano ai lati della strada ad aspettare loro, le Topolino e le avvisaglie del Gay Pride: gay, lesbian, bisexual, transgender, simpatizzanti e curiosi. La polizia in assetto da stadio.
Metti andare incontro al corteo per vie laterali in cui continuano a sfrecciare Vespe, seguendo via Giuseppe Barbaroux (GIURECONSULTO STATISTA RIVENDICATORE DELLA CIVILE EGUALITÀ NELLA RIFORMA DELLE LEGGI FATTA DAL RE CARLO ALBERTO AL PRINCIPIO DEL RINNOVAMENTO ITALIANO) per ritrovarsi all'angolo tra via Cernaia e piazza Solferino immersi nella musica di Lady Marmalade o il Time Warp del Rocky Horror Picture Show e l'immancabile YMCA.
Cercare una bandierina da portare a casa a ricordo dell'evento.
Ciao Mamma.
Se dovessi vedermi in qualche edizione del TG sfilare alla testa del corteo, proprio di fianco a Daniele Capezzone e Luxuria mentre sto mano nella mano con la mia amica Chiara, volevo dirti: non stare a pensare, ci facevamo coraggio a vicenda mentre li intervistavamo per la radio.
Tornare a casa contente e considerare che, la prossima volta che dovesse ricapitare un Gay Pride a Torino, potremmo essere vecchie che indicano i carri col bastone e sputano per terra.

[qui le altre foto]
17.06.06
La cura del gorilla
Da La cura del gorilla, un film di Carlo Sigon con Claudio Bisio, Ernest Borgnine, Stefania Rocca, Guido Ruberto, Fabio Camilli, Gigio Alberti

Vera:Lunga o corta?
Sandrone: Penne lisce ne hai?
Vera: Rigate prendono meglio il sugo
Sandrone: Che luoghi comuni.. la penna nasce liscia! La rigano dopo per sottostare alla lobby delle mense e dei refettori, perchè sembra sempre al dente anche quando è scotta.. capito?
16.06.06
SmokingPermitted: tra le cose più
SmokingPermitted: tra le cose più imbarazzanti che sia mai riuscita a fare c'è stata la volta che ho comprato una borsa da viaggio, l'ho riempita di vestiti poi mi sono accorta che era leggermente difettosa quindi l'ho svuotata, l'ho riportata al negozio e il proprietario mentre me la cambiava ci ha trovato dentro un perizoma di pizzo rosa. Guarda è stato orrendo, adesso ormai riesco a raccontarlo perchè sono passati tre anni.
C.I.: figurati. Io una volta ho portato a sviluppare un assorbente.
Matite
Per non essere ancora a metà mattinata, quel giorno, ne erano già successe di tutti i colori, pensò Giulia Bonello chiudendosi alle spalle la porta del suo ufficio.
Gli occhi serrati, trasse un lungo e lento respiro come aveva imparato a fare al corso di yoga, per gestire l’ansia quando il suo matrimonio aveva iniziato a dare segni di cedimento. Ricompose un sorriso professionale e, prima di sedersi alla sua scrivania e rimettersi a lavorare, ebbe la premura di accostare di nuovo la porta che dava sul corridoio.
Come era sua abitudine nei momenti convulsi iniziò a stilare una lista dei principali incarichi che le erano piovuti addosso durante la mattinata: il disbrigo di diverse pratiche da effettuarsi entro il pomeriggio legate alla nuova area artigianale, la sistemazione degli appuntamenti sull’agenda del sindaco per la settimana successiva, l’organizzazione di un incontro di coordinamento con due assessori; poi c’era da fare due chiacchiere con quelli dell’ufficio stampa per mettere insieme qualche riga di commento, nel malaugurato caso che un giornalista si fosse fatto vivo con domande sulla faccenda Contini. Senza contare che all’una avrebbe dovuto fare un salto a scuola per parlare con un insegnante di quel problema con Jacopo.
Perchè c'era questa novità, che Jacopo rubava le matite dei compagni. Da due mesi, si appropriava di tutte le matite che trovava in classe poi le nascondeva. Giulia aveva scovato matite nei luoghi più strani: nelle federe del cuscino mentre rifaceva il letto, tra i coltelli nel cassetto delle posate, in fondo alla scatola dei cereali; ma l’allestimento che aveva trovato più buffo e persino commovente l’aveva rinvenuto pochi giorni fa: una dozzina di matite piantate a distanza regolare l'una dall'altra con una scala di colori armonica nel vaso dei gerani sul terrazzo.
Di solito era una madre abbastanza severa, ma questa volta proprio non riusciva a prendersela con Jacopo.
“Signorina Bonello – il direttore didattico usava spesso locuzioni tese a ricordarle la sua situazione di single di ritorno, pensando bastasse questo per stabilire i rapporti di forza tra loro – questa storia spiacevole va risolta. Come educatori nella nostra azione noi abbiamo bisogno del pieno sostegno delle famiglie. Anche la vostra in qualche modo lo è, no?” al pensiero di quella telefonata Giulia sorrise e guardò con tenerezza una delle matite che Jacopo aveva pensato bene di nascondere nella tasca della sua borsetta, solo la sera prima.
Mentre cercava di definire se il pastello fosse un blu di prussia o un oltremare, sentì un fitto vociare provenire dall’Ufficio relazioni con il pubblico, al fondo del corridoio.
“Le ripeto per l’ultima volta che non si può: ci sono altri canali per questo tipo di reclami”, urlava quasi isterica la Foglia. Di là dal banco qualcuno rispondeva con voce sommessa ma ferma, dimostrando impassibilità di fronte al rifiuto della sua collega.
Poverina, penso Giulia, anche lei: messa lì, a contatto diretto con la gente. Non è proprio il tipo adatto, dopo tanti anni passati alle scrivanie dell'amministrazione dell’Ufficio anagrafe: questo nuovo ruolo che le era stato affidato decisamente non rispondeva alle sue caratteristiche. Come era già successo altre volte, si recò dalla Foglia incaricandola di una consegna inderogabile; si scusò per l’intromissione con l’uomo che, civilmente, era rimasto in silenzio mentre Giulia aveva spiegato alla collega i dettagli dell’urgente compito e gli domandò con aria affabile come potesse essergli utile.
14.06.06
Il Codice Gianduiotto
Autore e regista di programmi per la radio e la televisione, scrittore, giornalista, presentatore: da buon astigiano, il versatile Bruno Gambarotta ha anche una passione per la gastronomia. E se assaporare le pagine di certi libri talvolta dà lo stesso piacere che gustare il migliore dei cioccolatini, non stupisce che con il suo “Il Codice Gianduiotto” (240 pagine, 16 Euro), sulla cui copertina campeggia una Monnalisa con i baffi di cioccolato, si sia già alla seconda ristampa in poco meno di un mese dall’uscita nelle librerie. La prima tiratura (6000 copie) è andata esaurita dopo appena 15 giorni dalla messa in commercio.
“E' stata una scommessa sin dall’inizio”, ha raccontato Gambarotta. “Amo il genere della parodia letteraria e l'avevo già praticato in passato. Stavolta la vicenda si è innescata a partire da un racconto breve che avevo scritto all’epoca delle Olimpiadi invernali su “Storie di Città”, la rubrica che curo per La Stampa. Come faccio spesso, avevo inviato il testo a Stefania Conte (Morganti Editore) che ne è stata entusiasta e mi ha sollecitato a sviluppare il soggetto. Per me è stato un invito a nozze: mi sono sentito sostenuto e incoraggiato e in breve tempo, circa due mesi di lavoro intenso, è nato “Il Codice Gianduiotto”. L’ho consegnato pronto per la tipografia appena 10 giorni prima della Fiera del Libro di Torino, dove sarebbe stato presentato ufficialmente”.
Quindi lei ha letto “Il Codice da Vinci”. Com’è nato l’interesse verso il libro di Dan Brown?
“Per fare una buona parodia occorre per prima cosa conoscere bene l’oggetto che ci si accinge a trattare: per questo ho letto quel libro non una ma due volte. E poi c’è un altro motivo: seguo molto la letteratura anche per ciò che concerne il mercato dell’editoria. Se un libro supera certi volumi di vendita (adesso è il caso di Dan Brown, ma chi non ricorda “Va’ dove ti porta il cuore” della Tamaro?) si impone alla mia attenzione.
A quel punto devo provare a capire cosa genera quella curiosità, quella bramosia: al Festival della letteratura di Mantova sono intervenute 30.000 persone, al salone di Torino gli ingressi sono stati 300.000, si può stimare che in Italia esistano 100.000 lettori “forti”: chi sono tutti gli altri che hanno acquistato “Il Codice da Vinci”? E cosa cercavano? Bisogna ritenere che i bestseller vadano incontro a determinate esigenze, a certe sensibilità. E a quel punto in me scatta il demone della parodia, come era successo per “Il fagiano Jonathan Livingston” e “La prozia di Celestino” (minimum fax)”.
Quali sono dunque i pregi del testo americano?
“E’ una perfetta macchina narrativa: infarcire una vicenda di segreti, simboli, riferimenti religiosi ed esoterici è sicuramente un ottimo espediente per catturare l’attenzione del grande pubblico che non si pone il problema dell’autorevolezza delle fonti. E poi si avvale di una tecnica cinematografica classica per la creazione della suspense: l’eroe braccato, solitario, che deve lottare su due fronti fino al capovolgimento della situazione”.
Su quali elementi ha lavorato per trarne una parodia?
“Mi sono domandato perchè ci si preoccupi tanto di interpretare l’affresco dell’“L’ultima cena” ma nessuno si domandi mai chi ha apparecchiato e sparecchiato quella tavola. Tanto per cominciare, al culto del femminino ho sostituito la figura di una serva a cui Cristoforo Colombo si trova a dover rinunciare, perchè la poveretta soffre di mal di mare: con le referenze del navigatore e una fava di cacao, la donna arriva a servizio da Leonardo da Vinci. Da lì in avanti ho smorzato tutti i toni: il gigante di Dan Brown è diventato un nano, il mio Graal è contenuto in un barattolo di Spik&Span. Ho abituato i miei lettori ad aspettarsi sorrisi e sberleffi.
Ci sono anche punti che nel libro di Brown mi infastidiscono: il riferimento al Priorato di Sion con pretese di verità storica, per esempio, mentre si tratta di un’invenzione del dopoguerra che porta nel nome terribili evocazioni”.
Ha visto il film?
“Non andrei a vederlo neanche se mi puntassero una pistola alla testa. Quando vedo un film lo memorizzo totalmente, me ne lascio pervadere. L’ultimo che ho visto è stato “Match Point” di Woody Allen, potrei ancora raccontarlo fotogramma per fotogramma. Per questo ci vuole una certa discrezione nella scelta”.
Una risposta secca: anche lei appartiene alla schiera dei golosi?
“Senz’altro. So dirle con certezza qual è il miglior gianduiotto in commercio”.
Abbandoniamo per un momento il cioccolato, la letteratura, il cinema e gli americani: è contento che il suo Torino sia tornato in A?
“Moltissimo. Non ho potuto seguire la partita contro il Mantova e ho appreso la notizia della vittoria il giorno dopo: sono fiero soprattutto che la squadra sia riuscita a raggiungere la massima serie con le sue sole forze, senza dover aspettare che vicende extra sportive liberassero dei posti”.
12.06.06
Walking down the street
La vedo mentre cammino all'inizio della via.
Lei vede me, dall'altro lato della strada.
Stringo di più la borsa e distolgo lo sguardo, continuando a camminare.
Faccio la vaga, ma con la coda dell'occhio mi pare di cogliere un'accelerazione del suo passo. Infinitesimale, quasi impercettibile. Ma io lo so: dentro di me lo so che ha capito che sto andando anche io a farmi la piega.
E che non posso perdere tempo. Scatta la competizione.
Affretto il passo e la supero all'esterno ma devo recuperare il tempo che impiegherò ad attraversare la strada.
Da lontano, l'insegna del parrucchiere si distngue già, e persino senza lenti riesco a leggerla.
Devo arrivare a suonare il campanello prima di lei, non posso permettermi di aspettare che le facciano la permanente.
Avverto i suoi occhi che valutano i miei tacchi, le incertezze sull'acciottolato e la strettezza della gonna che non mi consente una corsa fluida.
Calcolo la traiettoria: nel rush finale gioco il tutto per tutto attraversando la strada per obliquo, rischio di esser spalmata sull'asfalto da una Classe A ma non mi scompongo e soprattutto non perdo il ritmo.
Davanti alla porta lei stringe ancora l'interno e recupera: siamo quasi affiancate. Allungo un braccio per suonare prima io. Nel farlo, per poco non le asporto un seno.
"E che diamine signorina, faccia attenzione", mi dice mentre il resto di me raggiunge il mio dito indice e salgo tutta intera il gradino che mi separa dal podio.
Inaspettatamente, tira dritta e va per la sua strada.
Non ci pensava nemmeno a venire dal parrucchiere. Eppure quella nuance di turchino andava corretta.
Devo riconoscerlo: la camminata sciatica e la carta d'identità rilasciata dal Regno d'Italia non ne facevano un'avversaria così temibile.
09.06.06
Brokeback Mountain
Da [I segreti di] Brokeback Mountain, un film di Ang Lee con Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway, Randy Quaid, Linda Cardellini, Anna Faris

Jack Twist: Tell you what... truth is, sometimes I miss you so bad I can hardly stand it...
Ennis Del Mar: Se non hai nulla, non hai nulla da perdere
Quel paio di sandali con
Quel paio di sandali con cinturino stretto alla caviglia e l'altro paio basso basso. Il vestito optical, la cintura bianca e la cintura arancione. Il top nero che si annoda dietro la schiena, il pantalone che scende morbido sotto al ginocchio, le sneaker bikkembergs e la collana colorata.
L'ennesimo bikini, la giacca color lavanda.
A volte le mie sole fantasie di shopping sono così care che torno a casa piena di sensi di colpa pur non avendo comprato niente.
07.06.06
The Libertine
Da The Libertine, un film di Laurence Dunmore con Johnny Depp, John Malkovich, Samantha Morton

Duca di Rochester: "Signora Barry, dovete acquisire il dono di ignorare coloro a cui non piacete. Per mia esperienza coloro a cui non piacete sono divisi in due categorie: gli stupidi e gli invidiosi. Gli stupidi vi apprezzeranno, tra cinque anni, e gli invidiosi mai".
05.06.06
Saggio sull'umorismo
Una si impegna a non ridere, che su certe cose davvero non c'è niente da ridere.
Tipo al corso di spagnolo, quello che sa tutta la grammatica ma poi non si ricorda il suo nome proprio nè la sua professione: "Yo soy.." e si guarda intorno confuso.
Piertommaso. Dì che sei Piertommaso. Tu sei Piertommaso. Tù eres Piertommaso y tù eres empleado municipal.
Davvero, viene da suggerirglielo.
Non è straordinariamente triste che uno sappia dissertare in tamil ma poi non si ricordi cosa fa nella vita?
Però a me un po' fa anche sorridere. Quando sono là mi pare di ravvisare una certa ironia.
E anche stasera, nel promo di "Chi l'ha visto?"
Per carità niente da ridere, lo so. Però quella Federica Sciarelli doveva proprio concludere con un solenne: "Ma Denise può essere Danas"?
03.06.06
Casa dello sposo
Sposo: "Mi controlli il risvolto della camicia? Perchè deve uscire dai pantaloni e ripiegarsi due o tre centimetri, diversamente verrò mollato sull'altare"
Entrando in chiesa
Ospite 1: "Io questi due non li ho mai sentiti litigare"
Ospite 2 : "ahah che dici, litigano ogni volta che si rivolgono la parola, però vedi sono fidanzati da 13 anni e si sposano lo stesso"
Durante il rito
Prete: "Vuoi tu Andrea prendere Milena come tua legittima sposa?"
Brusio tra i parenti dello sposo: "Eh ma io l'ho sempre chiamata MARilena!"
Dopo il rito
Testimone della sposa: "Scusa puoi diventare tu testimone di Marilena perchè io ho sbagliato a firmare e sono diventata testimone di Andrea.."
Ricevimento




01.06.06
E' che ancora non ci
E' che ancora non ci ho fatto la mano.
Quindi esco dalla macchina come farei quando sono il passeggero; a malapena mi ricordo di girare la chiave a metà e la lascio inserita nel cruscotto in modo che la plancia resti illuminata e la radio continui a suonare. Chiudo lo sportello e faccio per allontanarmi.
"Chiusa la macchina?"
Uhm.
"Dai dammi le chiavi vado a chiuderla io"
Glom.
In pratica, mi ricordo di spegnerla del tutto e disinserire la chiave solo per poter posare sul tavolo il mio portachiavi scintillante e dire agli astanti: "Visto? Io ho una macchina".
Ricordarmi di premere il tasto lock, invece, è di là da venire.