Una notte per amarsi
C'era un uomo accanto a lei, in quel buio.
Avvertiva la leggera aura di calore emanata dal suo corpo addormentato, ne individuava il profilo ingolfato sotto molte coperte, l'ultima delle quali, lo distingueva appena, era un piumino rosa e grigio trapuntato a larghe losanghe.
Il ritmo del respiro le era familiare, come l'odore pulito della pelle distesa nel sonno.
Lei lo sapeva bene: quello era il suo uomo, suo marito da ormai diversi anni.
Eppure, per quante informazioni cercasse di richiamare e sistemare nel modo più rapido e sereno, non riusciva a ricostruire la fisionomia di quest'uomo: il colore di occhi e capelli, il taglio della bocca, le pieghe del sorriso: non le tornava in mente neanche il suo nome.
Era appena uscita, con un risveglio lieve, da un sogno di luce e colore: il sogno delle aiuole curate, alcuni tassi, l'imponente ginkgo e la farnia, i secolari cedri del Libano all'entrata del parco che si trovava a pochi passi dalla sua casa di ragazza. Era il sogno di un giorno vuoto, seduti sui rami più bassi, le dita intrecciate e le gambe lasciate penzolare nel vuoto, quattro calzettoni bianchi al ginocchio, le sopracciglia scure di un fidanzato-bambino e gli occhi di lui fissi in quelli di lei, ancora freschi e senza la traccia di una sola ruga. In un'eco lontana, il rumore di un cuore spezzato molto tempo prima.
Poi si era ritrovata in una stanza d'albergo, di cui lentamente andava recuperando la disposizione orientandosi a partire dalle strisce azzurre di luce che filtravano dalle persiane. Vedeva lo specchio, che rifletteva la finestra; sotto allo specchio indovinava l'ingombro di una cassettiera e di uno scrittoio. Un piano di marmo chiaro, un cesto di frutta, cinque fogli di carta da lettere disposti a ventaglio, sulle buste lo stemma elegante de L'Hotel Du Lac ****.
A terra, sulla moquette color cipria, entrando era rimasta impressa come un binario la traiettoria delle valigie rigide ora riposte ordinatamente nell'armadio. Il suo borsone in tela monogramma, la cappelliera, un beauty lasciato aperto nella stanza da bagno, l'accappatoio di tela soffice ancora fresco di bucato che aveva indossato dopo la doccia, prima di addormentarsi nuda in questo letto in cui adesso si trovava distesa.
Il tic-tac della sveglia alla sua destra documentava il trascorrere dei minuti, cullato tra le impressioni del sogno che si facevano ogni momento più rarefatte e un lento recupero dei tasselli che componevano il mosaico del presente, mentre riuniva le sue primavere con sollievo.
Le loro firme sui passaporti lasciati alla reception, i vaucher del ritorno.
"Stefano?", chiamò piano, sfiorando appena con le labbra la pelle delicata della spalla del marito addormentato.
Senza aprire gli occhi lui la abbracciò, come molte altre notti.
Dopo poco ciascuno tornò al proprio sonno.
Posted at 21.01.05 15:04
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