27.01.05

Po/etica della demistificazione

E' strano come cantare una canzone banale mentre ci si asciuga i capelli possa portare a momenti di seria riflessione esistenziale. Specie se la canzone è di Cristina d'Avena, specie se è quella dei Puffi (Olandese: Smurfenin; Tedesco: Smurfen; Inglese: Smurf; Francese: Schtroumpf; Spagnolo: Pitufos; Danese: Smols; Afrikaans: Smurfies; Serbo-Croato: Strumps; Giapponese: Cumafu; Ungherese: Torpèk).
Perchè quando arrivi al punto: 'sono alti su per giù due mele o poco più', quel 'due mele o poco' più spalanca orizzonti di consapevolezza che non avevi mai considerato.
Basta mettere una mela sull'altra per rendersi conto che i puffi sono ben più alti di quanto tutta la gadgettistica fiorita intorno a loro aveva sempre millantato.
E quindi sono anche pesanti: minimo quanto la somma di quelle due mele, a meno che non abbiano il peso specifico di un marshmallow.
La stessa differenza che potrebbe passare tra un grazioso topolino e uno schifoso un ratto.
D'un tratto i puffi smettono di essere creaturine vivaci che animano la foresta e diventano dei parassiti dei funghi.
E devono anche essere parassiti assai malvagi per riuscire ad abitare le amanitaceae.
Gli anni Ottanta, che tremenda (puf)fregatura.

Posted at 27.01.05 15:24 | TrackBack


Comments

eh. C'era Craxi

Posted by: dvd at 27.01.05 15:55

Rivalutiamo Gargamella.

Posted by: jorma at 27.01.05 16:18

e Birba.

Posted by: chiaraaa at 27.01.05 16:20

E Buegrasso no?

Posted by: mEDia at 27.01.05 16:41

era un mezzo amico.

Posted by: chiaraaa at 27.01.05 17:43

Ero giunta alla stessa conclusione 20 anni fa, e avevo smesso di guardare i puffi :/

Posted by: C at 27.01.05 18:24

Altra riflessione: i Puffi li disegnava Peyo, il passo è breve verso il peyote... ora mi spiego le creaturine blu :)

Posted by: Scatenauto at 27.01.05 18:49

Peyo è anche un posto in Trentino, vicino Malè. Da qui la battuta più orrenda della storia: "Stiamo andando di Malè in Peyo". Temo sia venuta in mente a me ma mi riservo un sano coefficiente di dubbio.

Posted by: chiaraaa at 27.01.05 18:51

No Chiaraaa, l'avevo già sentita qualche volta (la battuta), vagabondando per la val di sole (che non ricordo se malé è lì, ma se non è lì è là, va beh).

Vogliamo parlare della puffetta? Quella specie di lecciso in miniatura tanto bastard inside da fare il doppio gioco con gargamella? alla faccia del cartone educhescional...

Posted by: Bru at 27.01.05 21:45

Io oOodio la Puffetta! Come se se a Pufflandia ce l'avesse solo lei!

Opps! Mi dicono dalla regia che in realtà ce l'aveva proprio solo lei.
Ora devo pensare a qualcos'altro o mi si affacciano alla mente degli scenari inquietanti (che in tv non vedremo mai)

Posted by: Scatenauto at 28.01.05 00:20

Grazie ai due assi di linguaggio, possiamo creare le figure retoriche. La metafora è una sostituzione sull'asse della selezione: al posto di "musicista" dico "il cigno di Busseto". La metonimia lavora invece sull'asse della combinazione: il vino sta di solito nel bicchiere e quindi dico all'amico: "andiamo a bere un bicchiere", e tutti capiscono che non vogliamo ingoiare un oggetto ma usiamo il contenente per il contenuto. Jakobson si è accorto che al gioco della metafora e della metonimia corrispondono due forme di afasia: c'è l'afasia sull'asse della selezione, per cui uno afferma che un tale è celibe ma poi non sa dire che "celibe" significa "non sposato"; oppure chiama "coso" una persona o un oggetto di cui non ricorda il nome. I fumetti dei Puffi sono un bell'esempio di afasia poetica sull'asse della selezione. L'afasia sull'asse della combinazione è invece quella che porta a non produrre frasi complete, o agrammatismo. Come si vede, attraverso il comportamento verbale la linguistica scopre fenomeni cerebrali. A un certo punto le scienze del linguaggio e le scienze cognitive (che a loro volta sono scienze della mente se coltivate dagli psicologi o scienze del cervello se coltivate dai neurofisiologi) si incontrano. (cfr. U. Eco)

Posted by: dvd at 29.01.05 12:51

Infatti, infatti, pareva anche a me così, uguale... anche se non spiega la comparsa, ad un certo punto, di una puffa mora... forse era un'afasia tricologica sull'asse della tintura :)

Posted by: Scatenauto at 29.01.05 21:19
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