Copenhagen è un pub di Nyhavn
Dopo che i lanciafiamme dei Rammstein hanno acceso le sigarette aromatizzate alla white widow trovata a Christiania, abbandonato il Forum (con in mente gli strascichi gotico-romantici di Ohne Dich), fatti quattro passi sottozero sfiorando i cori alcolici alzati da pallidi scozzessi il kilt, si ripercorre lo Strøget con i negozi disperatamente chiusi da ore e ci si rifugia in un pub di Nyhavn.
Il locale è tutto in una stanza, misura circa quattro me per tre. Fuori è una notte di gelo tagliente e la luna appare bianca e perfettamente definita perfino per la mia miopia.
Dentro, il fumo: tanto fumo. Da tante marche di sigarette diverse; il tempo di pensare che i miei vestiti sapranno di fumo, uscendo di qua; poi immediatamente capire che dato che ho indossato tutti i miei vestiti, tutti i vestiti che ho sapranno di fumo uscendo di qua.
Sei tavoli, forse sette.
Una coppia di inglesi sulla cinquantina: brizzolato lui, rosso esaurito lei; tra le loro teste appesa a una colonna la stampa color seppia di un canale. Quattro tra uomini e donne francesi, classe 1940, in un altro tavolo a ore nove.
Tre coppie di trentenni che ridono a ore due, due russi a ore undici.
Un uomo suona senza molta grazia la chitarra e canta alla mia destra. Musica facile: una versione country di Hotel California, Pride, i Beatles, Santana; fuori inizia a piovere e poi a nevicare polistirolo.
I due russi si avviano all'uscita, stringono la mano al proprietario e improvvisano una coreografia folkloristica a beneficio di tutti gli avventori; poi rubano il microfono al cantante per esclamare: "We love you all, european friends" in un inglese che tradisce l'inflessione dell'est.
Il 20 diventa 21 tra le pagine della mia agenda aperta, dalle finestre si scorge il colore rosso fuoco delle luci dei docks, dentro una candela illumina la mia moleskine e il legno chiaro delle matite rubate all'albergo.
"I'll play now the last song of this evening" dice l'uomo con la chitarra.
E dopo aver intonato un gospel quasi commovente aggiunge: "And now, the last last song for this night.."
Sorride, sorridiamo tutti, ognuno dietro la sua cortina di fumo e riflessioni che portano lontano, ognuno con il suo accento nazionale conservato gelosamente a livello preverbale; a pensare quanto sia facile sentire amici degli sconosciuti, in certi posti, in certi momenti.
Posted at 30.11.04 21:34
| TrackBack
...dei locali di Nyhavn ricordo solo i prezzi. Riuscimmo
comunque a bere qualcosa con quel poco che ci era rimasto. Trovammo un
negozietto minuscolo, sotto il livello della strada, appena scesi dal
ponticello, andando sempre dritto, lasciando il pontile e i barconi sulla
destra. Tornammo a Nyhavn, ci sedemmo sul bordo del canale. Pioveva, ma i colori
di Nyhavn erano sempre gli stessi. Kobenhavn è splendida, anche quando è grigia.
Dead:
noi non abbiamo pagato troppo, neanche la sera che siamo andati al 17, il locale
un po' più noto.. però bella, bella davvero. Frittole: eh ma sono tornata quasi
subito eh. Cioè sono già a casa da parecchio. Onino: :)