21.10.04
Luthor Corporation
Alle tre di notte gli occhi sbarrati, nella testa suona il drindrin di una sveglia, ma lo sento solo io.
Tra le tre e le sei ammazzo il tempo pensando a circa settanta nomi comuni di cosa e propri di persona, ma volgendoli al contrario: uffa:affu sonno:onnos letto:ottel SmokingPermitted:dettimerPgnikomS E.:.E mamma:ammam Maggie:eiggaM MiniMicro:orciMiniM paura:aruap ansia:aisna; e così via:aiv ìsoc e.
Alle sei suona la sveglia fuori dalla mia testa e alle sei e zero tre minuti sono lavata e truccata; alle sei e zero tre minuti e otto secondi sono vestita in modo approssimativo; fino alle sette ammazzo il tempo pensando a circa settanta nomi comuni di cosa e propri di persona, ma al contrario, volgendoli al dritto: affu:uffa onnos:sonno aiv ìsoc e:e così via.
Controllo che in borsa siano presenti il pacchetto di sigarette titolare e quello di riserva, più che altro per scaramanzia, e dopo infinite ore di coda esco dalla tangenziale in Corso Francia e ricostruisco dietro palpebre bioniche la mappa di Rivoli compresi i sensi di circolazione e i dare precedenza.
Arrivata al luogo dell'appuntamento approfitto dell'anticipo per fare la prima colazione poi la seconda, come gli Hobbit, avventandomi sui due caffè con un'aggressività oro-alimentare che denuncia picchi di agitazione prossimi all'isteria.
Quando incontro l'intervistatore mi rendo conto che arriva da Metropolis e si chiama Lex Luthor. Capisco che ha i superpoteri per via di quello sguardo sfacciatamente blu: un normale essere umano tricromate non se ne può fare un'idea.
Dovendo proprio trovarmi di fronte un cattivo, avrei preferito il barone Harkonnen.
Per i quaranta minuti successivi mi interroga semplicemente squadrandomi.
Ci metto un po', poi capisco che in quel silenzio glaciale io devo attivarmi per rispondere alle domande non-formulate.
Non-chiede che lavoro svolgono mio padre, mia madre, mio marito, e tutta la cerchia dei miei amici, e io rispondo.
Non-chiede perchè proprio il liceo classico, non-chiede perchè giurisprudenza, e io rispondo.
Intanto me lo immagino in uno di quei meeting motivazionali per manager anni '80.
Non-chiede ogni singola esperienza lavorativa anche le più risalenti, i motivi di ogni periodo di disoccupazione, e io rispondo e rispondo.
Lo vedo esclamare carismatico "Siamo o non siamo i leader? Certo che lo siamo!"
Riunisco tutte le mie primavere e i miei ricordi; mi ricompongo, scaccio l'immagine di lui che si applaude da solo dopo aver camminato e piedi nudi sui carboni ardenti alla convention.
Scuoto la testa e cerco di rispondere alle non-domande nei limiti di quella che la mia autovalutazione può indicare come una forma di pertinenza.
Quando tutto finisce, al mondo torna il sole.
Mi rendo pienamente conto che l'orlo non fatto dei miei pantaloni, attaccato con pezzi di scotch, non abbia contribuito a creare un clima disteso.
Posted at 21.10.04 20:14
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Quasi quasi rimpiango i sereni pomeriggi
passati con un consulente globale Mediolanum (ah, certo, prima di averlo mandato
a **** ** culo, naturalmente)
Che frustrazione essere definiti globali...
fa molto
televendita, nevveVo caVo? :)
Magari la prossima volta mettici le spillette
all'orlo dei pantaloni
... o le mollette da bucato. Scicchissimo! Very fashion (non victim)! Che
attitude! (Da quando il giovedì sera non faccio più il pokerino con gli amici,
il GF mi ha rovinato) Non so se convenga anche a me andare a uccidere i sacchi a
sciabolate...
Il tuo intervistatore sarà stereotipato, ma lo è altrettanto la
descrizione che tu ne fai. Basta Santa Maradona, basta i dolori del giovane
Werther.
Per un'incredibile commistione
di coincidenze leggo il tuo Blog... dove si parla di LexLuthor (Il mio "eterno"
nick) e mi scoppia una risata pensando alla tua sveglia identica alla mia di
stamane. ....verso il diamante! (c'e' qualcosa di peggio dei convegni
motivazionali!)