Quella volta che potevo diventare la regina del car washing
Un sabato sera, erano
i primi di novembre, girammo Bologna cercando un posto in cui mangiare
tortellini autentici e fummo capaci di trovare solo crostini toscani. Si
respirava una strana allegria, una familiarità calma e senza pretese: avevamo
trascorso il pomeriggio riarredando idealmente la sua casa con i complementi e i
tessuti leopardati, dalle lenzuola alle tende della doccia senza dimenticare le
presine della cucina e i copriletti, trovati circuitando la Montagnola tra fili
sottili di fumo dalle incensiere e giovani coppie che si stringevano per
ripararsi contro il freddo che pungeva le guance e le mani. Noi due spalla a
spalla, ancora un po' rigidi, poco più che conoscenti. Al bar, prima di
incontrare gli altri, mi aveva regalato il suo dollaro portafortuna, chè con
lui, diceva, aveva esaurito la sua missione: aspirai forte l'odore della
banconota insieme al profumo che saliva dalla tazza di caffè; mentre fissavo un
punto oltre la sua testa affermai che l'odore dei soldi non mi piaceva, e forse
anche per quello nella vita non mi aspettavo di combinare niente di buono;
strizzò l'occhio dicendo 'idem'. Pagammo, in lire, e risalimmo via Irnerio un
po' più vicini di prima: avevamo iniziato a comunicare attraverso le antenne
delle stesse paranoie. Tenendoci sottobraccio camminammo verso piazza Maggiore
per vie laterali; formulò la proposta di partire per l'Australia: tanto chi ci
tratteneva nella bassa, cosa? Aveva già un progetto in testa e mi avrebbe
mostrato quanto prima il relativo business plan: infatti, raggiungendo
un'adeguata integrazione verticale e potendo fare opportune economie di scala,
sarebbe bastato che mi togliessi il maglione e bagnassi la t-shirt bianca e
sarei diventata The Queen of Nez's car washing. Visualizzammo la situazione e ne
ridemmo insieme. Gli altri tre ci raggiunsero davanti al Nettuno, e più tardi,
nella strada che va dalla Questura al caffè Zanarini, ci parlò di un suo amico
rimasto ucciso in una stazione di servizio da quelli della uno bianca. Lo fece
nel suo modo strano, gli occhi verdi sgranati tra serenità e rassegnazione e la
sua malinconia, dopo tutto quel tempo, quasi sorrideva a raccontarlo. Riuscì a
fare una cronaca precisa, e mascherò la ferita in un modo che allora ci parve
buffo e tenero. Verso l'una, Letizia Z. e il suo fidanzato dell'epoca si
eclissarono in camera, e noi restammo a parlare sul prato. La collina di giorno
ci era apparsa molto verde, e a quell'ora della notte Bologna si stendeva
abbandonata in un sonno di fievolo sbrilluccichii bianchi. Sviluppò un teorema
ipermetafisico tendente all'autocommiserazione dicendo che la sua gatta non gli
aveva mai fatto le fusa; che di lì a poco avrebbe provato un trattamento anti
colorito spento al manganese e al polifructolo; che qualche anno prima il
consulente finanziario gli aveva proposto di investire in azioni della Pfizer e
lui aveva mancato l'occasione della vita; che abitava nei dessous del palazzo
del padre, ricco industriale nonchè suo datore di lavoro, il quale gli
tratteneva sadicamente dallo stipendio i soldi dell'affitto. Concluse dicendo
che in trent'anni non aveva mai visto una stella cadente. Io e Preppy per
reazione alzammo gli occhi al cielo terso: per uno strano miracolo di novembre
ne cadde una proprio sopra la sua testa. Ma lui, che si stava studiando il palmo
della mano in silenzio, non se ne accorse. Guardai Preppy, lei capì, e
mantenemmo il segreto.
Posted at 29.09.04 16:21
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Belli, bellissimi,
profondi, i ricordi solcano, divelgono la nostra terra emotiva. Ma prima o poi,
tutti loro, nessuno escluso, fanno così male da pregare di avere la nostra
memoria per sempre cancellata. Sì, questo vale anche per coloro che in questo
momento stanno pensando "Non è vero! A me non capita/capiterà mai! Io HO
qualcosa di assolutamente bello da ricordare!" Abbiate fede, prima o poi, l'onda
negativa del passato colpisce tutti, nessuno escluso, nemmeno chi è riuscito a
farsi felice. Perchè purtroppo, il ricordo è fatto apposta per poter essere
rovinato, sempre e PER sempre (con buona pace di G.Leopardi).