11.09.04

Marianne Brandt

Risucchiata
in tarda serata in ellissi di pensieretti rallentati, per godermi in santa pace
uno sbadiglio blasé poso la sigaretta appena accesa in un portacenere d'acciaio
Marianne Brandt 1924. E finalmente,
dopo mesi, ne colgo l'essenza bauhaus: la piccola brace si specchia rossogrigia
nella concavità interna che restituisce l'ologramma di un'altra sigaretta
accesa, gemella della mia a risvegliare l'entusiasmo per il genio artistico. Mi
rendo conto, sono solo momenti; tutto il resto è una storia diversa.

Posted at 11.09.04 16:41 | TrackBack


Comments

brava non è facile percepire la genialità dell'atto
creativo. quando c'è ... e se lo percepisci allora l'oggetto si riempie di
vita... improvvisamente il suo esistere ha senso. siamo troppo pieni di oggetti
senza senso. siamo ricoperti dal superfluo.

Posted by: harleykid at 11.09.04 19:01

mi sentirei di dire che in taluni casi l'oggetto è
talmente a se stante, che il superfluo pare l'uomo. (e allora non è
progettatobene, checché se ne dica ;-)

Posted by: pensieridicarta at 12.09.04 09:46
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